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	<title>Facebook &#8211; Mark PR di Nadia Pasqual</title>
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	<description>Ufficio stampa, relazioni pubbliche e comunicazione per il turismo</description>
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	<title>Facebook &#8211; Mark PR di Nadia Pasqual</title>
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		<title>Dalle celebrity agli influencer</title>
		<link>https://www.markpr.it/influencer-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadia Pasqual]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 09:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione B2B]]></category>
		<category><![CDATA[Digital marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Pubbliche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’influencer marketing le aziende passano dalla comunicazione B2B a quella Human to Human. L’obiettivo è mettere al centro la persona in una nuova ottica “win win win” dove il valore si distribuisce in parti uguali tra business, influencer e consumatori Se fino a poco tempo fa il ruolo di testimonial di un brand o &#8230; <a href="https://www.markpr.it/influencer-marketing/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Dalle celebrity agli influencer</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Con l’influencer marketing le aziende passano dalla comunicazione B2B a quella Human to Human. L’obiettivo è mettere al centro la persona in una nuova ottica “win win win” dove il valore si distribuisce in parti uguali tra business, influencer e consumatori</h2>
<p>Se fino a poco tempo fa il ruolo di testimonial di un brand o di un prodotto veniva affidato quasi esclusivamente a personaggi famosi e opinion leader, oggi non è più così. E chi si occupa di <b>digital PR</b> in ambito aziendale e business non può più sottovalutare i numeri e la portata dell’<b>influencer marketing.</b> Con l’avvento del Web 2.0, che ha reso i canali di comunicazione bidirezionali, dando modo agli utenti di esprimere giudizi e opinioni, e la sempre maggiore impermeabilità dei consumatori nei confronti delle tradizionali forme di pubblicità, le aziende hanno dovuto cambiare la propria strategia di marketing. Per promuovere brand, prodotti, servizi oggi le aziende non si affidano più solo e soltanto alle celebrity, ma anche e sempre di più agli influencer.<span id="more-938"></span>Perché questo recente spostamento dalla celebrity all’influencer? Perchè l’<b>influencer</b>, diversamente dalla maggior parte dei personaggi famosi per meriti artistici, sportivi o altro, ha costruito la propria <b>reputazione</b> partendo dalla creazione di una<b> community </b>di follower selezionata per interessi, numerosa e attiva, sempre pronta a seguire, mettere like, commentare e interagire con i suoi post.</p>
<figure id="attachment_939" aria-describedby="caption-attachment-939" style="width: 812px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.thinkwithgoogle.com/consumer-insights/youtube-stars-influence/"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-939" src="http://www.markpr.it/wp-content/uploads/2018/07/youtube-influencer-marketing-statistics.png" alt="fonte https://www.thinkwithgoogle.com/consumer-insights/youtube-stars-influence/ " width="812" height="448" srcset="https://www.markpr.it/wp-content/uploads/2018/07/youtube-influencer-marketing-statistics.png 812w, https://www.markpr.it/wp-content/uploads/2018/07/youtube-influencer-marketing-statistics-300x166.png 300w" sizes="(max-width: 812px) 100vw, 812px" /></a><figcaption id="caption-attachment-939" class="wp-caption-text">fonte <a href="https://www.thinkwithgoogle.com/consumer-insights/youtube-stars-influence/" target="_blank">https://www.thinkwithgoogle.com/consumer-insights/youtube-stars-influence/</a></figcaption></figure>
<p>Ecco che per un’azienda diventa strategico associare l’immagine del proprio brand o di un prodotto agli influencer, considerati autorevoli e competenti in un determinato settore, ma al tempo stesso vicini alle persone comuni, consumatori e potenziali clienti. L’influencer è quello che si potrebbe definire “uno di noi”, quindi degno di fiducia, solo più esperto in un determinato campo, come fashion, food, travel, nel quale la leadership gli viene riconosciuta dal numero di follower e dalle interazioni sui suoi post.</p>
<p>E’ l’indiscusso potere del <b>passaparola</b>, che nel tempo cambia canali di comunicazione, ma resta sempre e comunque l’arma vincente per convertire i potenziali clienti all’acquisto dei propri prodotti, ma non solo. L’influencer marketing soddisfa pienamente la necessità delle aziende di <b>entrare in contatto con la quotidianità dei propri clienti</b>, prima, durante e dopo la conversione finale.</p>
<p>L’influencer relation, infatti, non è strategica solo nella primaria fase di <b>brand awareness</b> ma anche per soddisfare la necessità del cliente di <b>reperire informazioni sul prodotto</b>, <b>risolvere problematiche</b>, <b>fornire suggerimenti utili</b> al suo utilizzo e indirizzarlo verso i <b>canali di acquisto</b> più convenienti. Se concepito così l’inflencer marketing è in grado di allineare gli obiettivi del business, dell’influencer e del cliente finale, diventando parte integrante e proattiva nei vari micro momenti del customer journey del cliente. Ecco come il contenuto giusto, inserito nel momento e nel luogo giusto, può aiutare il brand a fare breccia nel cuore del suo potenziale cliente e a instaurare una relazione duratura.</p>
<h3>Tra il brand e i consumatori c’è l’influencer</h3>
<p>L’influencer marketing è due volte più veloce degli approcci convenzionali nel raggiungere la propria target audience e fino a dieci volte più efficace. Launchmetrics, nel suo quarto report annuale intitolato  &#8220;<a href="https://www.launchmetrics.com/it/risorse/blog/lo-stato-dellinfluencer-marketing-report-2018" target="_blank">Lo stato dell&#8217;influencer marketing 2018</a>&#8220;, mostra che la percentuale di professionisti di marketing, comunicazione e relazioni pubbliche che nel 2017 ha realizzato campagne sui social nei settori di moda, lusso e cosmetica è cresciuta del 13%. Nello stesso anno il 78% dei marketer presi in esame hanno realizzato campagne influencer, valutate efficaci dal 90% di loro per generare brand awareness.</p>
<p>Una strategia che sembra funzionare tanto che le aziende sono sempre più disposte a investire in termini di denaro (+ 60% nel 2017) e team interno specializzato nella creazione di <a href="https://www.socialmediatoday.com/news/the-brand-value-of-influencer-marketing-in-2018-infographic/520810/" target="_blank">campagne con micro e macro influencer</a> che può arrivare a generare fino a <b>11 volte il ROI della pubblicità tradizionale</b>.</p>
<p>In ogni caso, bisogna considerare che se la misurazione del ritorno sull’investimento dell’influencer marketing in termini di <b>brand awareness </b>e reputazione è piuttosto facile da misurare attraverso strumenti di monitoraggio, lo stesso non si può dire per l’impatto reale sulle vendite e sulla customer satisfaction. Quando un’azienda sceglie di intraprendere una campagna di influencer marketing, infatti, non deve ragionare sul breve periodo e tantomeno deve lasciarsi sopraffare dai numeri da capogiro in termini di impressioni, visualizzazioni e follower di cui molti <b>falsi influencer</b> si fanno vanto acquistandoli a pagamento. Lo sa bene <b>Unilever</b>, che ha attuato una vera e propria <a href="http://www.ninjamarketing.it/2018/06/20/unilever-anti-influencer/" target="_blank">campagna anti-influencer</a> farlocchi.</p>
<p>La trasparenza e la credibilità dell’influencer sono fondamentali e le cosiddette <b>vanity metrics</b> non devono distrarre l’azienda dai suoi reali obiettivi, che non si fermano alla prima fase di brand awareness, ma proseguono con la vendita, la soddisfazione e la fidelizzazione del cliente. Attuata in quest’ottica l’<b>influencer relation</b> diventa un reale investimento per l’azienda, dove il contenuto dell’influencer diventa il tramite tra gli obiettivi dell’azienda e quelli dei clienti.</p>
<h3>Il consumatore al centro</h3>
<p>L’influencer viene percepito come una persona <b>autorevole e indipendente</b>, non come un testimonial pagato dall’azienda, e per questo ottiene la fiducia dell’utente-consumatore. Su questo si basa il suo successo e la scelta di aziende e brand di affidarsi a questo tipo di professionista per migliorare brand awareness, reputazione e vendite. Se la fiducia tra influencer e follower viene meno, l’influencer marketing non funziona più. E il rischio c’è, se i post promozionali degli influencer non vengono chiaramente indicati come contenuti pubblicitari.</p>
<p>Il tema dei contenuti sponsorizzati sulle piattaforme social media ha spinto l’<b>Antritrust</b> a intervenire nel luglio 2017 per tutelare i consumatori dal fenomeno del marketing occulto. Nel <a href="http://www.agcm.it/stampa/comunicati/8853-antitrust-su-influencer-marketing-la-pubblicit%C3%A0-deve-essere-sempre-trasparente.html" target="_blank">comunicato stampa</a> diffuso dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si elencano i criteri generali di comportamento per rendere chiaramente riconoscibile la finalità promozionale dei contenuti “sponsorizzati” degli influencer.</p>
<p>La<b> tutela del consumatore</b> finale, infatti, deve essere il principio cardine di ogni attività di marketing e non solo per motivi etici e penali, ma anche strategici. Il fenomeno dell’influencer marketing ci spinge a riflettere &#8211; ancora una volta &#8211; sul ruolo cardine delle relazioni: le aziende hanno la necessità di umanizzarsi per riconfigurare la customer journey dei propri clienti e si affidano agli influencer che hanno costruito il loro successo proprio sulle relazioni con i propri fan.</p>
<p>Ecco allora che l’influencer marketing per portare alla tanto ricercata conversione all’acquisto, deve affidarsi a influencer che siano in grado di costruire e mantenere un autentico rapporto di fiducia con i loro follower, e di conseguenza tra azienda, influencer e consumatori.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Digital marketing turistico: come inserire Facebook nella tua strategia</title>
		<link>https://www.markpr.it/digital-marketing-turistico-come-inserire-facebook-nella-tua-strategia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadia Pasqual]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 11:32:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing turistico]]></category>
		<category><![CDATA[Brand management]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli operatori turistici che mirano a intercettare il turista digitale sul web hanno molti mezzi a disposizione. Facebook è il social più utilizzato per cercare e condividere esperienze di viaggio. Per capire come inserire Facebook nella nostra strategia di web marketing dobbiamo però conoscere il nostro pubblico. Come si comporta il turista digitale? Quali siti &#8230; <a href="https://www.markpr.it/digital-marketing-turistico-come-inserire-facebook-nella-tua-strategia/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Digital marketing turistico: come inserire Facebook nella tua strategia</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Gli operatori turistici che mirano a intercettare il turista digitale sul web hanno molti mezzi a disposizione. Facebook è il social più utilizzato per cercare e condividere esperienze di viaggio. Per capire come inserire Facebook nella nostra strategia di web marketing dobbiamo però conoscere il nostro pubblico. Come si comporta il turista digitale? Quali siti usa per informarsi e decidere? Quali fattori incidono sull&#8217;acquisto? È proprio vero che i turisti preferiscono prenotare online?</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 95% degli utenti di <strong>Facebook</strong> cerca informazioni legate al <strong>viaggio</strong> e il 99% racconta e condivide la sua esperienza di viaggio sul social più utilizzato al mondo. Facebook con oltre 1 miliardo e 500 milioni di utenti è la più grande piazza virtuale che esista; tra gli utenti che la affollano ci sono i nostri potenziali clienti, che adorano tutto ciò che ha a che fare con <strong>viaggi e vacanze</strong>. Infatti, secondo Facebook, i post che trattano di turismo sono condivisi 4 volte più degli altri.<span id="more-572"></span></p>
<p>Tuttavia, il <strong>turista digitale</strong> nel suo <em>digital journey</em> non si limita a Facebook e nemmeno ai social media in genere: il 47% degli <strong>acquisti online</strong> degli italiani riguarda servizi turistici, ma secondo il Consorzio Netcomm, anche un <strong>acquisto tradizionale</strong> di viaggi e turismo su tre, è influenzato in modo decisivo da almeno un <strong>touchpoint dell’online</strong>, quali siti dei fornitori, comparatori, social reviews, riviste sul web e altro.</p>
<p>Dunque, il <strong>digital marketing</strong> è determinante nella <strong>strategia di marketing e comunicazione</strong> di un’impresa turistica, sia che venda online o attraverso canali di vendita tradizionali. <strong>Facebook</strong>, come gli altri social media, deve necessariamente inserirsi in questa strategia e non essere utilizzato come uno strumento fine a se stesso, altrimenti Fan e Like non si trasformeranno mai in clienti.</p>
<p>In questo articolo parliamo di approccio strategico al <strong>web marketing turistico</strong> e di <strong>come utilizzare gli strumenti</strong> che il social mette a disposizione delle aziende per farsi conoscere dal loro pubblico, promuovere i propri prodotti/servizi e raggiungere gli obiettivi di marketing e comunicazione delle <strong>imprese turistiche</strong>.</p>
<h2><strong>Il turismo online e il turista digitale</strong></h2>
<p>Secondo <strong>Roberto Liscia</strong>, presidente di <strong>Netcomm</strong>, il consumatore è <strong>multicanale e multidevice</strong>. “Talvolta il punto vendita tradizionale lavora per facilitare l’acquisto online, altre volte è il contrario, in una continua circolazione tra on e offline. L’evoluzione in atto sembra indicare il risultato di una completa ibridazione dei due mondi in una situazione di neutralità dei canali, rispetto al percorso di informazione e acquisto.” Il cliente non concepisce la sua <strong>customer experience</strong> come un insieme strutturato di canali e strumenti, ma si muove tra canali online e offline aspettandosi di trovare coerenza e continuità durante la sua interazione con l’azienda mentre utilizza i diversi<em> device</em>.</p>
<p>Se consideriamo che g<strong>li acquisti via smartphone crescono del 64% e valgono il 10% dell’e-commerce nel 2015, il 21% se aggiungiamo quelli via tablet, è fondamentale che </strong>l’azienda, tra le altre cose, si doti di un <strong>sito web responsive</strong>, cioè fruibile dal consumatore con uguale soddisfazione ed efficienza anche da smartphone e tablet. Tanto più che Google ha annunciato una modifica al suo algoritmo da maggio 2016 che penalizzerà ulteriormente i siti web non responsive (per approfondire questo argomento leggi il mio articolo <a href="http://www.nadiapasqual.it/google-il-web-e-ancora-piu-mobile-friendly/">Google: da maggio il web è ancora più mobile friendly</a>). Allo stesso modo, la comunicazione dovrà essere coerente e riconoscibile su tutti i canali e su tutti i mezzi, che sia online, mobile o in negozio.</p>
<p>I dati del turismo digitale, che qui riportiamo in estrema sintesi, parlano da soli. Secondo Netcomm l&#8217;intero mercato dell’e-commerce italiano rappresenta il 4% delle vendite <em>retail</em> (al dettaglio) in Italia. Il <strong>turismo rappresenta il comparto più importante del mercato e-commerce</strong>, incidendo <strong>per il 47% </strong>sugli acquisti online degli italiani<strong>. </strong>Secondo i dati<strong> </strong>presentati dall’<strong>Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo</strong> a TTG Incontri 2015 lo scorso ottobre, l’incidenza degli acquisti da canali digitali sul <strong>mercato turistico italiano</strong> inteso complessivamente (online e offline) è del 19%.</p>
<p>Possiamo, dunque, dire che per quanto il turista utilizzi massicciamente diversi <strong>canali digitali e dispositivi</strong> per informarsi, decidere e infine acquistare alcune tipologie di <strong>servizi online </strong>(soprattutto servizi di trasporto e strutture ricettive), la maggioranza delle persone continua ad acquistare con modalità tradizionali, sulla cui scelta incidono però in maniera determinante la strategia e le <strong>attività di digital marketing e comunicazione online</strong> dell’azienda per ogni touchpoint (momento di contatto) tra l&#8217;azienda e l&#8217;utente.</p>
<p>I social media, e <strong>Facebook</strong> in particolare, sono fondamentali in ognuna delle <strong>5 fasi del viaggio</strong><strong> descritte </strong>da Google: sogno, ricerca e pianificazione, prenotazione, esperienza, condivisione. È importante tenere presente che la quinta fase, quella della condivisione, non avviene dopo l’esperienza di viaggio, ma è diventata centrale in ogni momento del viaggio: da quando si comincia a cercare ispirazione per il viaggio fino a dopo che si è concluso.</p>
<p><a href="http://www.nadiapasqual.it/wp-content/uploads/2016/04/Google-5-stages-of-travel.png"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-573 size-full" title="Google The 5 Stages of Travel" src="http://www.nadiapasqual.it/wp-content/uploads/2016/04/Google-5-stages-of-travel.png" alt="Google le cinque fasi del viaggio" width="773" height="429" srcset="https://www.markpr.it/wp-content/uploads/2016/04/Google-5-stages-of-travel.png 773w, https://www.markpr.it/wp-content/uploads/2016/04/Google-5-stages-of-travel-300x166.png 300w" sizes="(max-width: 773px) 100vw, 773px" /></a></p>
<h2><strong>Quale strategia di digital marketing turistico?</strong></h2>
<p>In questo contesto dalle dinamiche ormai consolidate, sono molti gli operatori turistici, le agenzie viaggi e le strutture ricettive che hanno compreso la necessità di attuare delle iniziative di <strong>web marketing turistico</strong>.  Quasi tutti si sono dotati almeno di un <strong>sito web</strong>, anche se sareste sorpresi nel sapere quante imprese turistiche, quali B&amp;B, ristoranti e negozi in località turistiche, non hanno un sito o ne hanno uno talmente obsoleto che è quasi controproducente.</p>
<p>Molti imprenditori sono convinti che basti avere la pagina sui social, magari anche solo su <strong>Facebook</strong>, senza rendersi conto che su questo canale di comunicazione che ospita la loro presenza e attività online non hanno il controllo, perché non è di loro proprietà. Possiamo dire che Facebook è un <em>paid media</em>: se non faccio pubblicità ben pochi utenti vedranno la mia fan page e i miei contenuti, e anche un <em>earned media</em>, quando mi guadagno visibilità e consenso presso gli utenti grazie ai miei contenuti organici. Tuttavia, il mezzo sul quale l’impresa ha il pieno controllo è il suo sito web/blog, che è di proprietà (<em>owned media</em>). Avere un sito è utile anche nel caso di piccoli esercizi commerciali locali, perché è la “<strong>casa virtuale</strong>” dell’impresa sul web. Il piccolo esercente potrebbe decidere di ricorrere quasi esclusivamente al <strong>social media marketing</strong>, oltre che a <a href="https://www.google.it/intl/it/business/manage.html">Google My Business</a>, ma il sito rimarrà sempre un biglietto da visita imprescindibile per presentarsi agli utenti in modo professionale, completo e convincente.</p>
<p>Dunque, come la maggior parte delle PMI italiane, molte imprese turistiche dispongono di un sito, di solito funzionale e dalla grafica gradevole, e hanno aperto uno o più account su <strong>Facebook</strong> e magari su altre piattaforme social. Quasi sempre la realizzazione del sito e l’apertura di account sui social è avvenuto senza una vera <strong>strategia di digital marketing</strong>, bensì con l’obiettivo fine a se stesso di essere online e su tutti (o quasi) i social media.</p>
<p>È un errore che abbiamo fatto tutti, nella nostra gioventù virtuale! Nei casi migliori, quello che accade nelle aziende è questo: si decide di fare un sito e ci si affida a una web agency (lasciamo stare chi si affida al famoso “cuggino”), che viene incaricata di realizzare layout grafico, struttura e funzionalità del sito (spesso senza nemmeno chiedere che tipo di CMS verrà utilizzato), senza fare alcuna analisi di marketing e comunicazione. Webmaster e grafico possono essere bravissimi e fare siti stupendi, ma siamo sicuri che riusciranno a comunicare esattamente quello che noi vogliamo trasmettere, ciò che caratterizza la nostra impresa e distingue i nostri servizi, al nostro pubblico? Difficile, se non abbiamo chiarito e definito nemmeno noi questi concetti. Senza contare che oltre a sito e social esistono newsletter, content marketing, Google AdWords, retargeting e atri strumenti, attività e tecniche per intercettare il cliente online,  che si possono inserire in un <strong>piano digital marketing</strong>.</p>
<h2><strong>Senza strategia non si va da nessuna parte</strong></h2>
<p>Questo approccio che considera la scelta degli <strong>strumenti</strong> <strong>digitali</strong> come la prima (e spesso unica) azione da mettere in campo, è destinato a mostrare presto i suoi limiti. Senza un’adeguata <strong>analisi</strong> della realtà aziendale, dei suoi valori distintivi e dell’unicità della sua offerta, non è facile definire la <em>Unique Selling Proposition</em> (USP), ovvero il motivo principale per cui un cliente dovrebbe scegliere di acquistare proprio i suoi prodotti/servizi (<em>reason why</em>). La conseguenza, spesso, è che non vengono definiti i <strong>concetti chiave</strong> <strong>da comunicare </strong>al nostro pubblico. A proposito, abbiamo riflettuto su chi è il pubblico al quale ci rivolgiamo? Spesso non si tratta di diversi <strong>segmenti di pubblico</strong> composti di persone con caratteristiche, comportamenti ed esigenze differenti. Se non analizziamo questo punto, non avremo idea di chi siano i nostri interlocutori, cosa si aspettino da noi e come si comportino nel loro processo di acquisto. Si tratta di informazioni fondamentali per intercettarli con la nostra offerta.</p>
<p>È fondamentale comprendere come il <strong>turista digitale</strong> si informa, quali siti, portali e piattaforme social predilige, quali sono i meccanismi decisionali e quali fattori li influenzino. È vero che i turisti consultano diversi siti di Online Travel Agency (OTA), come Expedia e booking.com, <strong>siti di comparazione dei prezzi</strong> come Kayak e Trivago e altri aggregatori. Tuttavia, al contrario di quanto si tende comunemente a pensare, il <strong>fattore prezzo</strong> è solo una delle leve che influenzano la scelta del consumatore, come ci insegna il marketing tradizionale. Molti altri elementi entrano in gioco durante il viaggio che il turista compie online (<em>digital tourist journey) </em>prima di decidere il suo acquisto. Tra questi, la <strong>fiducia</strong> nell’azienda è un fattore fondamentale e si basa in gran parte sull’<strong>immagine</strong> (cosa trasmette la comunicazione visiva e verbale), sul <strong>posizionamento</strong> (come è percepito dal consumatore) e sulla <strong>reputazione</strong> del brand: è per questo che la maggioranza dei turisti prima di prenotare una camera o acquistare un pacchetto turistico consulta anche il sito della struttura, compagnia area o agenzia viaggi, legge le recensioni sui siti specializzati come TripAdvisor e si affida alle opinioni di amici e utenti su social, gruppi e forum di discussione. Per questo è importante che la nostra strategia di digital marketing turistico prenda in considerazione tutti questi <strong>customer</strong> <strong>touchpoint online</strong> (e anche offline, ma questo è un altro discorso).</p>
<p>Insomma, senza un’analisi preventiva, l’azienda rischia di muoversi in modo goffo e inconsapevole tra una serie di <strong>canali e strumenti di comunicazione online</strong> che sono potenti, ma che vengono utilizzati senza obiettivi chiari e senza una vera strategia. È facile comprendere perché questo modo di operare quasi mai consenta di ottenere risultati soddisfacenti. Ci stiamo muovendo alla cieca! Per ottenere risultati da <strong>Facebook</strong>, come da qualsiasi altro strumento digitale, è opportuno analizzare la nostra azienda, il nostro mercato, i nostri segmenti di pubblico, le risorse umane ed economiche che possiamo mettere in campo e, soprattutto definire degli obiettivi misurabili. Dopo di che, saremo in grado di scegliere azioni e strumenti con cognizione di causa, per comunicare in modo coerente ed efficace al nostro pubblico. Solo così sarà possibile raggiungere i nostri obiettivi.</p>
<h2><strong>Gli obiettivi di marketing e comunicazione su Facebook </strong></h2>
<p>Gli <strong>obiettivi di marketing e comunicazione</strong> su Facebook e sui social in generale devono essere scelti in funzione degli obiettivi di business dell’azienda. Se il mio obiettivo è quello di acquisire nuovi clienti, questo potrebbe tradursi, in termini di strategia di marketing digitale, in obiettivi di <strong><em>brand awareness</em></strong> (farmi conoscere e ottenere visibilità), <strong>online advertising</strong> (fare pubblicità) e <strong><em>lead generation</em></strong> (generare contatti qualificati). Per ogni obiettivo da raggiungere mi avvarrò di strumenti e azioni specifiche.</p>
<p>Facciamo un esempio. Se voglio farmi conoscere, Facebook è un ottimo strumento per fare <em>brand awareness</em>, perché è molto affollato e mi permette di raggiungere segmenti di pubblico specifici. È vero che gli utenti non sono là per cercare prodotti/servizi da acquistare (rappresentano la cosiddetta <strong>domanda latente</strong>), ma se riesco ad attirare la loro attenzione con i miei contenuti, un po’ alla volta avrò modo di farmi notare. Posso sponsorizzare i miei post o attuare delle vere e proprie campagne pubblicitarie con <strong>Facebook Ads</strong>. Entrambi questi strumenti, post sponsorizzati e campagne di inserzioni mi permettono di definire e raggiungere il pubblico attraverso una serie di caratteristiche socio-demografiche, aree geografiche e interessi specifici, ma <strong>Facebook Ads</strong> permette una definizione più precisa del pubblico e una gestione di campagne complesse, con obiettivi e set di annunci diversi. Diciamo che è un po’ come se andassi a creare un <strong>identikit virtuale</strong> dei miei clienti tipo (<em>buyer personas</em>), per raggiungere quelli che possono essere più interessati  alla mia offerta. Nel corso del tempo, con ulteriori azioni e una strategia adatta, riuscirò a farmi conoscere e magari a trasformare gli utenti in <em>fan</em> (se mettono Like sulla mia pagina), poi in <em>lead</em> (se lasciano i loro contatti e-mail) e infine in clienti (se acquistano sul mio sito o nel mio negozio).</p>
<p>Se i miei post sponsorizzati e le inserzioni linkano al mio sito web aumenterò il traffico al sito. Se a questo abbino una buona strategia di <strong>contenuti </strong>ottimizzati lato SEO (Search Engine Optimization) sul sito web, riuscirò a posizionarmi più in alto sulla pagina dei risultati (SERP) di <strong>Google</strong> e quindi a farmi trovare con maggior probabilità dagli utenti che cercano la mia tipologia di prodotti/servizi sul motore di ricerca (utilizzato da oltre il 95% degli italiani). In questo modo, molti più utenti arriveranno sul mio sito: se è stato creato a regola d’arte, è user friendly, informativo, piacevole e facile da utilizzare, sono già a buon punto. Naturalmente a patto che il mio prodotto/servizio sia valido e competitivo (qui si parla di marketing di prodotto) e presentato in modo completo e accattivante, cioè in modo da far percepire il suo valore e ciò che lo rende preferibile agli altri (e qui torniamo al discorso marketing e comunicazione e in particolare parliamo di branding).</p>
<p>Questo è solo un esempio, dobbiamo tenere a mente che ogni strategia si costruisce e si sviluppa in base alle caratteristiche e agli obiettivi di ogni singola azienda. Non esistono soluzioni preconfezionate che vadano bene per tutti allo stesso modo. Il lavoro del <strong>professionista di marketing</strong> consiste proprio nell’identificare le esigenze specifiche e trovare le soluzioni migliori per ogni singola realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
[contact-form-7]
<h2><strong>Contatti</strong></h2>
<p>Nadia Pasqual<br />
349 2131565 &#8211; <a href="mailto:info@nadiapasqual.it" target="_blank">info@nadiapasqual.it</a> &#8211; <a href="http://www.nadiapasqual.it">www.nadiapasqual.it</a></p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.markpr.it/digital-marketing-turistico-come-inserire-facebook-nella-tua-strategia/">Digital marketing turistico: come inserire Facebook nella tua strategia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.markpr.it">Mark PR di Nadia Pasqual</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Twitter: perchè aziende e comunicatori non possono farne a meno</title>
		<link>https://www.markpr.it/twitter-perche-aziende-e-comunicatori-non-possono-farne-a-meno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadia Pasqual]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 06:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Twitter compie 10 anni e si conferma piattaforma di instant news per comunicatori, editori e giornalisti, ma anche strumento di real-time marketing per aziende e organizzazioni che lo utilizzano per intercettare e raggiungere utenti con interessi specifici. &#160; Sono ancora in molti a chiedersi per quale motivo comunicatori e imprese dovrebbero essere presenti su Twitter. &#8230; <a href="https://www.markpr.it/twitter-perche-aziende-e-comunicatori-non-possono-farne-a-meno/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Twitter: perchè aziende e comunicatori non possono farne a meno</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.markpr.it/twitter-perche-aziende-e-comunicatori-non-possono-farne-a-meno/">Twitter: perchè aziende e comunicatori non possono farne a meno</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.markpr.it">Mark PR di Nadia Pasqual</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Twitter compie 10 anni e si conferma piattaforma di instant news per comunicatori, editori e giornalisti, ma anche strumento di real-time marketing per aziende e organizzazioni che lo utilizzano per intercettare e raggiungere utenti con interessi specifici.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono ancora in molti a chiedersi per quale motivo comunicatori e imprese dovrebbero essere presenti su <strong>Twitter</strong>. Per rispondere a questa domanda <strong>Salvatore Ippolito, Country Manager Twitter Italia</strong>, ospite del secondo incontro della rassegna <a href="http://www.inspiringpr.it/workshop-nuova-edizione-inspiringpr/">Faccio Cose Vedo Gente</a> organizzato da <strong>Ferpi Triveneto</strong> sabato 2 aprile 2016 a Vicenza, consiglia innanzi tutto di chiederci quali sono le nostre passioni. Sicuramente, su Twitter troveremo contenuti specifici sugli argomenti di nostro interesse in grado di informarci. Non c&#8217;è dubbio che Twitter nei suoi 10 anni di esistenza abbia dimostrato di essere il medium di riferimento per l’<strong>informazione in tempo reale</strong>: “<em>If it happens in the world, it happens on Twitter</em>” è il motto del social.<span id="more-544"></span></p>
<p>Infatti, sulla piattaforma gli utenti possono cercare e seguire gli account di persone e organizzazioni che parlano di <strong>temi e avvenimenti</strong> di loro interesse. Da quel momento, accedendo a Twitter possono seguire un <strong>flusso costante di informazioni</strong> su ciò che li interessa, senza bisogno di andarle a cercare sul web, e <strong>senza alcun filtro</strong>: tutti i tweet sono pubblici, tutti i tweet vengono mostrati in ordine cronologico inverso sulla <em>timeline</em>. Paradossalmente, è forse proprio per questo che Twitter viene accusato da alcuni di essere poco social e di generare poco engagement.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it">
<p dir="ltr" lang="it">Approdata ora. W il mio sabato <a href="https://twitter.com/hashtag/Vicenza?src=hash">#Vicenza</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/FaccioCoseVedoGente?src=hash">#FaccioCoseVedoGente</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/InspiringPR?src=hash">#InspiringPR</a> <a href="https://t.co/bGVbfB5gqT">pic.twitter.com/bGVbfB5gqT</a></p>
<p>— Barbara Ricciuti (@BRicciuti) <a href="https://twitter.com/BRicciuti/status/716180200346746881">2 aprile 2016</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script>  Salvatore Ippolito ci ricorda che l’<strong>hashtag</strong>, il <em>tag</em> che attraverso il simbolo del cancelletto # (<em>hash</em> o <em>pound</em>) trasforma le parole in argomenti che è possibile cercare e visualizzare in forma aggregata, è stato inventato da <strong>Chris Messina</strong> (@chrismessina) che lo ha utilizzato per la prima volta proprio su Twitter il 23 agosto 2007. Il successo fu tale, che nel 2010 Twitter introdusse in prima pagina i <strong>trending topics</strong>: la classifica degli hashtag più utilizzati in ogni momento. L’hashtag si è rivelato uno strumento fantastico per scovare chi parla di argomenti specifici, che successivamente è stato adottato anche da altre piattaforme social, ma su Twitter è possibile  seguire gli <strong>acount</strong> rilevanti e magari crearsi delle <strong>liste</strong> tematiche per rimanere aggiornati in tempo reale su ciò che ci interessa. </p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p>how do you feel about using # (pound) for groups. As in <a href="https://twitter.com/hashtag/barcamp?src=hash">#barcamp</a> [msg]? — Chris Messina ✌︎ (@chrismessina) <a href="https://twitter.com/chrismessina/status/223115412">23 agosto 2007</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p>Al contrario di <strong>Facebook</strong>, dove l’algoritmo mostra i post filtrati sulla base di una serie di fattori sui quali l’utente non ha alcun controllo, Twitter permette di scegliere se visualizzare tutti i tweet in <strong>ordine cronologico inverso</strong> o se optare per una selezione dei tweet più rilevanti, selezionati dalla piattaforma sulla base delle nostre preferenze. Un’opzione utile nel caso non si riesca a seguire tutti gli aggiornamenti che si accumulano sulla nostra <em>timeline</em> se non la consultiamo regolarmente, ma che non viene imposta all’utente. Chi lo preferisce può sempre decidere per la visualizzazione di tutti i tweet, come ci tiene a evidenziare <strong>Salvatore Ippolito</strong>, per contrastare le critiche di chi ritiene che Twitter rischi di assomigliare un po’ troppo a Facebook, soprattutto dopo l’introduzione del <strong>cuoricino “Mi piace”</strong> che ha fatto storcere il naso ai puristi del social cinguettante.</p>
<p>Twitter è dunque una <strong>fonte d’informazione</strong>, una sorta di agenzia stampa personalizzabile, che fornisce una rassegna stampa praticamente su misura. In effetti, Twitter nasce nel 2006 prima di tutto come piattaforma di <strong>real-time news</strong>, e questa valenza di <strong>servizio d’informazione</strong> <strong>istantanea</strong> è una delle ragioni del suo successo e uno dei motivi principali per cui gli utenti, <strong>comunicatori e giornalisti</strong> in primis, la utilizzano. Tant&#8217;è vero che sono in molti ad auspicare che  <a href="https://blog.twitter.com/2015/moments-the-best-of-twitter-in-an-instant-0" target="_blank">Twitter Moments</a>, la funzionalità lanciata negli USA nell&#8217;ottobre 2015 che dà la possibilità agli <strong>editori</strong> di curare dei <strong>contenuti</strong> legati a particolari argomenti, visualizzabili in <strong>raccolte tematiche</strong>, diventi presto disponibile anche in Italia.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p>.<a href="https://twitter.com/salippo">@salippo</a> usare Twitter? Per creare il proprio pubblico &#8220;in target&#8221; e restituire valore differenziato <a href="https://twitter.com/hashtag/InspiringPR?src=hash">#InspiringPR</a> <a href="https://t.co/QSe1I48GRf">pic.twitter.com/QSe1I48GRf</a> — InspiringPR (@Inspiring_PR) <a href="https://twitter.com/Inspiring_PR/status/716188853330116608">2 aprile 2016</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<h2>Ma <strong>aziende e comunicatori d’impresa</strong> quale altro uso possono fare di Twitter?</h2>
<p>Da tempo Twitter si rivolge anche alle aziende con <a href="https://business.twitter.com/it/home" target="_blank">Twitter per Aziende</a>, che punta soprattutto sul <em>native advertising</em> con <strong>Twitter Ads</strong>. Tuttavia, sono diversi gli obiettivi per utilizzare Twitter in modo proficuo. Secondo <strong>Daniele Chieffi, Social Media Manager ENI</strong>, Twitter è uno strumento strategico per selezionare e parlare ai giusti interlocutori dell’azienda. La piattaforma permette di <strong>gestire la reputazione</strong> attraverso la possibilità di intervenire in tempo reale nelle conversazioni che la riguardano, tanto da poter competere con un medium di massa come la televisione, come è successo nel caso <a href="http://www.ferpi.it/eni-vs-report-una-svolta-nelle-relazioni-giornalisti-comunicatori/" target="_blank">ENI vs. Report</a>, quando l’azienda si è difesa a colpi di tweet in tempo reale mentre il programma andava in onda su Rai3. Del resto, l’utilizzo di <strong>Twitter</strong> come <strong><em>second screen</em></strong> durante i programmi televisivi è ormai così diffuso da essere utilizzato come un mezzo (più affidabile dell&#8217;Auditel) per misurare il successo di una trasmissione. Basti pensare che nel momento in cui <strong>Leonardo Di Caprio </strong>riceveva l’Oscar la notte del 29 febbraio 2016 venivano inviati 440.000 tweet al minuto. Durante il <strong>Festival di Sanremo</strong> 500.000 di utenti – ca. 60% dei quali sotto i 34 anni &#8211; hanno twittato ogni giorno per cinque giorni. Inoltre, Twitter è uno strumento utilizzato da molte aziende per gestire il <strong>customer service</strong>, in quanto permette di rispondere in tempo reale a richieste di <strong>assistenza e informazione</strong>, nonché di fornire segnalazioni e servizi di alert, come nel caso di FS News, l’account @fsnews_it di <strong>Trenitalia</strong> che avvisa i viaggiatori in tempo reale sulla situazione del traffico ferroviario.  Le autorità australiane si sono spinte oltre e hanno dotato gli squali di sistemi di alert che inviano un tweet quando uno di loro si sta avvicinando alla spiaggia: i bagnanti devono solo seguire l&#8217;account @SLSWA di <a href="http://news.sky.com/story/1187066/australia-sharks-use-twitter-to-warn-swimmers" target="_blank">Surf Life Saving Western Australia</a> su Twitter. </p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p>Internet delle cose: in Australia gli squali twittano&#8221; <a href="https://twitter.com/salippo">@salippo</a> (microchip sottocutanei per allertare i bagnanti) <a href="https://twitter.com/hashtag/inspiringPR?src=hash">#inspiringPR</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Ferpi?src=hash">#Ferpi</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/uniud?src=hash">#uniud</a> — Elisa Mrakic (@ElisaMrakic) <a href="https://twitter.com/ElisaMrakic/status/716187117173547008">2 aprile 2016</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script>Altre forme di utilizzo per le aziende riguardano la possibilità di fare <strong>one-to-one marketing</strong> con il <strong>keyword targeting</strong>, ovvero di andare a raggiungere gli utenti che utilizzano determinate hashtag e che presumibilmente sono interessati a prodotti e servizi collegati a quelli che sono i loro interessi. Inoltre, Twitter dà la possibilità alle aziende di raccontarsi al loro pubblico, con contenuti strutturati su una strategia di <strong>storytelling aziendale</strong>, che può rivelarsi molto efficace soprattutto utilizzando i<strong> live video</strong>, la nuova frontiera dei social media. <strong>Periscope</strong>, l&#8217;applicazione di <em><strong>live streaming</strong></em> di Twitter, permette di mostrare il mondo in real-time attraverso <strong>video </strong>girati con lo smartphone e condivisi <strong>in diretta</strong> sulla piattaforma. Secondo Salvatore Ippolito, i video e il <strong>live broadcasting via app</strong> in particolare sono il mezzo più immediato e coinvolgente di raccontare la realtà: <a href="https://www.periscope.tv/" target="_blank">Periscope</a>, lanciata il 26 marzo 2015 nel giro di un anno ha superato i 200 milioni di live trasmessi dagli utenti.</p>
<p>Sappiamo che già da tempo molte aziende &#8211; grandi imprese ma anche PMI &#8211; utilizzano le  inserzioni a pagamento creando <strong>tweet sponsorizzati</strong> tramite la piattaforma pubblicitaria <strong>Twitter Ads</strong>, che permette di impostare campagne di <em><strong>native advertising</strong></em> che possono contare sui <strong>Big Data</strong> della piattaforma. Twitter dichiara circa 500 milioni di utenti non registrati al mese e <strong>320 milioni di utenti attivi al mese</strong>, che inviano 500 milioni di tweet al giorno. Secondo il Country Manager di Twitter, i vantaggi sono enormi: tra così tante persone e organizzazioni che twittano pubblicamente ogni giorno, le aziende hanno la possibilità di identificare e raggiungere i loro <strong>segmenti di pubblico </strong>con precisione, nonché di <strong>monitorare la concorrenza</strong> e ottenere così un vantaggio competitivo.</p>
<p>Secondo <strong>Salvatore Ippolito</strong>, “Twitter è sostanzialmente una <strong>piazza virtuale</strong> dove tutti hanno a disposizione una finestra per affacciarci e osservare quello che succede, ha quindi la <strong>possibilità di ascoltare</strong> ma anche di prendere in mano il microfono, per così dire, e parlare con i nostri interlocutori in modo diretto, pubblico e senza filtri.” Questo, aggiungo io, potenzialmente rende possibile per <strong>ogni utente diventare editore di se stesso</strong>, in grado di fare dei lanci di agenzia per informare e comunicare senza il bisogno di intermediari. Le aziende dispongono in questo modo di una piattaforma che permette loro di fare attività di <strong>Online Media Relations</strong> e <strong>Online PR</strong> dal valore incomparabile se utilizzato nell&#8217;ambito di una strategia social in linea con gli obiettivi aziendali. In alcuni settori, come quello della moda, le aziende hanno compreso subito che su Twitter è facile individuare quali sono gli <strong><em>influencer</em></strong> ovvero i personaggi capaci di influenzare l’opinione e il comportamento di una grande massa di persone, e che possono essere ingaggiati per diffondere i loro valori aziendali e promuovere i loro prodotti con strategie di <strong>Influencer Marketing</strong>.</p>
<p>Se da una parte le opportunità per le aziende che utilizzano Twitter sono strategiche, dall&#8217;altra parte, la vera sfida è il <strong>cambiamento culturale</strong> imposto dal digitale e dai social, che comportano un ripensamento organizzativo delle varie funzioni aziendali e un modo nuovo di comunicare con il pubblico. Un <strong>modello di comunicazione</strong> che deve essere in grado di rispondere in tempo reale a comportamenti di pubblici che sfuggono a facili classificazioni e a <em>mood</em> che cambiano repentinamente. La parola d’ordine sembra quindi essere “<strong>always on</strong>” con una presenza sui social attiva 24/7 e un atteggiamento mentale riassumibile nell’esortazione “<strong>Plan to be spontaneous</strong>”, come suggerisce Daniele Chieffi. Del resto, <strong>se questo succede su Twitter, succede anche nel mondo</strong>, potremmo concludere, invertendo il motto del social e allora facciamolo succedere!</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it">
<p dir="ltr" lang="it">Incontro <a href="https://twitter.com/hashtag/InspiringPR?src=hash">#InspiringPR</a> con <a href="https://twitter.com/salippo">@salippo</a> Country manager di <a href="https://twitter.com/TwitterItalia">@TwitterItalia</a> stamattina <a href="https://t.co/1ergbvKG3E">pic.twitter.com/1ergbvKG3E</a></p>
<p>— Nadia Pasqual (@NadiaPasqual) <a href="https://twitter.com/NadiaPasqual/status/716207208221052928">2 aprile 2016</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
<p>&nbsp;</p>
[contact-form-7]
<h2><strong>Contatti</strong></h2>
<p>Nadia Pasqual<br />
349 2131565 &#8211; <a href="mailto:info@nadiapasqual.it" target="_blank">info@nadiapasqual.it</a> &#8211; <a href="http://www.nadiapasqual.it">www.nadiapasqual.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Comunicare con i social media</title>
		<link>https://www.markpr.it/corso-facebook-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadia Pasqual]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 16:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Social media marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicare con i social media Social Media Marketing I social media sono parte della vita quotidiana di milioni di persone in Italia e nel mondo. Facebook è la piattaforma social che gli utenti utilizzano maggiormente per condividere esperienze e opinioni. Tra queste persone ci sono i tuoi clienti, con i quali devi avviare una relazione basata sulla &#8230; <a href="https://www.markpr.it/corso-facebook-marketing/" class="more-link">Continue reading <span class="screen-reader-text">Comunicare con i social media</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Comunicare con i social media</h1>
<h2>Social Media Marketing</h2>
<p>I <strong>social media </strong>sono parte della vita quotidiana di milioni di persone in Italia e nel mondo. <strong>Facebook</strong> è la piattaforma social che gli utenti utilizzano maggiormente per condividere esperienze e opinioni. Tra queste persone ci sono i tuoi clienti, con i quali devi avviare una relazione basata sulla comunicazione. Per intercettare il loro interesse devi sapere come utilizzare questi canali in modo efficace e professionale. Con questo <strong>corso </strong>imparerai a inserire i social media nel tuo piano di <strong>digital marketing </strong>e utilizzare i principali social, quali <strong>Facebook, Twitter e Instagram,</strong> con un approccio strategico per raggiungere il tuo pubblico.<span id="more-9"></span></p>
<p>Quali sono le <strong>strategie</strong> <strong>social </strong>più adatte alla tua azienda, ai tuoi servizi e prodotti? Quali social scegliere? Come creare <strong>profili</strong> <strong>social </strong>dal look professionale ed efficace? Come fare per farsi seguire dal <strong>pubblico</strong> che ci interessa? Cosa e come comunicare? Quali <strong>contenuti</strong> pubblicare? Con quale frequenza? Come si prepara un <strong>piano editoriale</strong>? Come funzionano i <strong>post sponsorizzati</strong> e le <strong>inserzioni</strong> a pagamento? Come selezionare il pubblico adatto ai nostri <strong>obiettivi</strong>? Come analizzare i <strong>risultati</strong>?</p>
<p>Questo corso ti insegnerà a conoscere i principali social media e inserirli strategicamente nel tuo piano di <strong>digital marketing</strong>. Il corso approfondisce in particolare l&#8217;utilizzo della <strong>fan page Facebook </strong>e di<strong> Facebook Ads </strong>per la promozione della tua azienda e della tua offerta di servizi e prodotti sulla piattaforma social più popolare al mondo.<!--more--></p>
<h3>5 COSE CHE IMPARERAI CON QUESTO CORSO</h3>
<ul>
<li>Perché e come utilizzare il social media marketing</li>
<li>Come scegliere i social media giusti per la tua strategia di digital marketing</li>
<li>Facebook: creare fan page, eventi, aumentare e coinvolgere la fan base</li>
<li>Facebook Ads: creare campagne di inserzioni pubblicitarie</li>
<li>Creare una strategia di contenuti con il piano editoriale</li>
</ul>
<h3>A CHI SI RIVOLGE</h3>
<p>Il corso è adatto a tutti coloro che si occupano di comunicazione, social media e digital marketing: <strong>social media manager, responsabili marketing, addetti alla comunicazione, professionisti, imprenditori, commercianti, esercenti, operatori turistici, enti</strong> <strong>pubblici</strong>. In generale, il corso è adatto a tutti coloro che sono interessati ad aggiornare la loro conoscenza di <strong>Social Media e Facebook Marketing </strong> applicato alla promozione di un’impresa, territorio, prodotto o servizio, progetto professionale. Per affrontare il corso sono sufficienti conoscenze di base sull’utilizzo di Internet e dei social media.</p>
<h3>I CONTENUTI</h3>
<ul>
<li><strong>2 ore </strong>dedicate alle più recenti strategie di <strong>social media marketing</strong>: perché e come inserire i social media giusti nel tuo piano di <strong>digital marketing</strong> e impostare una strategia di contenuti.</li>
<li><strong>2 ore </strong>di formazione passo-passo sull’utilizzo più efficace di <strong>Facebook</strong>: creare e gestire una Fan Page, aumentare e coinvolgere i fan, creare un evento.</li>
<li><strong>2 ore </strong>di formazione passo-passo su <strong>Facebook Ads</strong>: post sponsorizzati, inserzioni, campagne, monitorare e analizzare i risultati con Facebook Insights.</li>
</ul>
<h3></h3>
<h2>PROGRAMMA</h2>
<h4>9.30-11.00 SOCIAL MEDIA MARKETING</h4>
<ul>
<li>Perché e come inserire i social media nel tuo piano di digital marketing</li>
<li>Target, obiettivi, strumenti, azioni, pianificazione e controllo</li>
<li>Content marketing: i contenuti che conquistano gli utenti</li>
<li>Impostare una strategia dei contenuti con il calendario editoriale</li>
</ul>
<h4>11.15-13.00 FACEBOOK</h4>
<ul>
<li>Creare e gestire una Fan Page professionale</li>
<li>Creare post di successo</li>
<li>Come costruirsi una solida base di fan</li>
<li>Impostare e gestire un evento</li>
</ul>
<h4><strong>13.00-14.30 Pausa pranzo</strong></h4>
<h4>14.30-17.00 FACEBOOK ADS</h4>
<ul>
<li>Come funziona la pubblicità su Facebook</li>
<li>Come impostare una campagna di inserzioni</li>
<li>Esercitazione: impostiamo una campagna</li>
<li>Monitorare e analizzare i risultati con Insights</li>
</ul>
<h3>QUANDO E DOVE</h3>
<p>E&#8217; possibile organizzare il corso su richiesta in diverse città adattando il programma con case study che rispondono alle esigenze di settori specifici, come quello turistico, enologico, metalmeccanico ecc.</p>
<h3></h3>
[contact-form-7]
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.markpr.it/corso-facebook-marketing/">Comunicare con i social media</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.markpr.it">Mark PR di Nadia Pasqual</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
